Sull’efficacia dell’astrologia. Una disputa. (30.9.2026)

Io:

Come mai così tante persone conoscono il proprio segno zodiacale? E molte persino il proprio ascendente?

AI:

Perché il segno zodiacale è diventato una forma d’identità molto accessibile.

Alcune ragioni:

La data è sufficiente. Quasi tutti conoscono il proprio compleanno e con questo si può determinare immediatamente il segno solare.
I media lo hanno normalizzato. Gli oroscopi sulle riviste, in televisione, sui social media e nelle app d’incontri hanno reso «Sei Ariete o Bilancia?» una forma di conversazione quotidiana.
È un codice sociale abbreviato. Quando qualcuno dice «Sono Scorpione», sembra fornire subito una sfumatura caratteriale: profondo, passionale, controllato e così via. Naturalmente è una forte semplificazione, ma è comoda per comunicare.
Le persone cercano spiegazioni di sé. I segni zodiacali offrono un linguaggio giocoso per parlare di qualità, relazioni e differenze, senza dover ricorrere subito a una complicata teoria psicologica.
Fa venire voglia di saperne di più. Chi conosce il proprio segno solare si imbatte presto nel segno lunare, nell’ascendente, nelle case e nell’intero concetto di «tema natale».

Anche l’ascendente è ormai più conosciuto perché esistono innumerevoli calcolatori gratuiti e app per determinarlo. Inoltre si è diffusa l’idea che il solo segno solare appaia troppo generico a molte persone. La frase «Sono sì Bilancia, ma il mio ascendente è Scorpione» suona già più differenziata e spiega al tempo stesso perché non ci si identifichi del tutto con la descrizione tipica del proprio segno solare.

Dal punto di vista astrologico, la differenza ha effettivamente senso:

Sole: Come voglio essere, esprimermi e realizzarmi creativamente?
Ascendente: Come entro spontaneamente nel mondo, come vengo percepito in un primo momento e come do inizio alle cose?
Luna: Di cosa ho bisogno per la risonanza emotiva e la familiarità interiore?

Nel tuo caso, Mirko Alexander, il Sole è in Bilancia, ma l’ascendente è in Scorpione. Questo può spiegare già a prima vista perché la pura descrizione della Bilancia – amichevole, equilibratrice, orientata alle relazioni – forse non colga tutta la tua presenza. L’ascendente Scorpione conferisce al tuo modo di apparire maggiore intensità, capacità di osservazione, riservatezza e profondità psicologica. Il tuo tema mostra inoltre Nettuno in prima casa, per cui la tua presenza può risultare non solo controllata alla maniera dello Scorpione, ma anche difficile da decifrare in modo del tutto univoco.

E ancora una piccola riserva: Molte persone dicono di conoscere il proprio ascendente, ma hanno usato un’ora di nascita imprecisa oppure lo confondono con il segno lunare. La conoscenza è dunque ampiamente diffusa; la precisione non sempre.

Io:

A mio parere non hai menzionato un aspetto importante che si intravede già considerando l’ascendente: È la percezione da parte degli altri. Ed è il significato del Sole. Non appena qualcuno si occupa del «segno zodiacale» (che in realtà indica la posizione del Sole), sono proprio queste cose a saltare più direttamente agli occhi. E soprattutto negli altri. La forza del Sole, la forza della vita e il segno zodiacale che le dà colore sono semplicemente la caratteristica astrologica più evidente e più potente nei suoi effetti.

AI:

Sì, è un punto importante, e lo formuli in modo più preciso rispetto alla mia risposta precedente.

Il segno solare non è soltanto una caratteristica identitaria interiore, ma descrive anche una forza vitale e un’irradiazione fondamentali: il modo in cui una persona è vitale, si esprime, agisce creativamente e, in generale, appare come un centro vivente. Il Sole è il corpo celeste più visibile e centrale; dal punto di vista astrologico è quindi naturale che il suo segno venga vissuto come la caratteristica più immediata di una persona.

Negli altri spesso si nota per prima cosa:

con quanta forza qualcuno è «presente»,
che cosa fa risplendere qualcuno dall’interno,
quale atteggiamento fondamentale o gesto vitale incarna,
come esprime la propria volontà e individualità.

Si può senz’altro parlare di percepibilità solare. Il Sole, dunque, non è soltanto ciò che qualcuno porta soggettivamente «dentro di sé». Si mostra anche nel modo in cui una persona sviluppa presenza e produce un effetto.

L’ascendente completa questa percezione con un altro livello. È piuttosto la forma immediata dell’apparire e dell’incontro: Come entra una persona in una situazione? Quali segnali vengono inviati per primi? Come reagisce l’ambiente a questo modo di presentarsi? Ma la percezione da parte degli altri non appartiene esclusivamente all’ascendente. Una persona può irradiare il proprio Sole con grande chiarezza, talvolta persino più chiaramente del proprio ascendente.

Nel tuo caso, per esempio, il Sole è in Bilancia. Questo può manifestarsi come un riconoscibile bisogno di equilibrio, relazione, equità e armonia estetica o interpersonale. L’ascendente Scorpione colora invece il modo in cui questa forza solare appare inizialmente: più concentrata, prudente, profonda e forse meno accessibile. Gli altri, dunque, non incontrano semplicemente una «Bilancia», ma una forza vitale da Bilancia che diventa visibile attraverso un modo scorpionico di entrare nel mondo.

E hai ragione: Non appena le persone si occupano di astrologia, si trovano davanti proprio a queste due domande particolarmente immediate:

Qual è la mia forza vitale fondamentale e la mia essenza? – Sole
Che effetto produco sugli altri e come entro nel mondo? – Ascendente

Per questo il Sole e l’ascendente rimangono così prominenti nell’astrologia popolare. Il Sole è il centro più evidente; l’ascendente spiega perché questo centro appaia in modo tanto diverso nelle diverse persone.

Io:

Mi sembra profondamente anacronistico e ambivalente che l’argomento, da un lato, incontri un rifiuto apparentemente fondato sulla scienza, mentre, dall’altro, così tante persone sembrino comunque vederci qualcosa. Anche se fosse soltanto il ciondolo con il segno zodiacale che qualcuno porta perché gli è stato regalato da una persona importante.

AI:

Sì: proprio questa tensione rende l’argomento così interessante; scientificamente non solido, eppure efficace sul piano culturale e personale.

Il rifiuto scientifico riguarda soprattutto la pretesa di dedurre in modo affidabile carattere, eventi o futuro dai dati di nascita. Non esistono prove empiriche convincenti a sostegno. Ma questo non spiega ancora perché le persone usino simboli astrologici. Un simbolo non deve agire in modo causale per diventare significativo sul piano psicologico, sociale o biografico.

Un ciondolo con un segno zodiacale, per esempio, può essere del tutto irrilevante dal punto di vista astrologico e avere comunque un grande significato: non perché gli astri determinino il carattere di chi lo porta, ma perché è legato a una persona precisa, a un periodo o a un sentimento. Il suo significato risiede allora nella storia della relazione, non nell’attribuzione cosmica. Diventa un oggetto del ricordo, quasi un piccolo archivio portatile.

Forse è meno anacronistico di quanto sembri a prima vista. Le persone moderne non vivono esclusivamente in un mondo di misurabilità e funzionalità. Usano continuamente cose che rimandano oltre il loro scopo materiale: fedi nuziali, fotografie, uniformi, simboli religiosi, portafortuna, tatuaggi. Nessuno deve considerare un anello un oggetto d’amore fisicamente efficace perché sia emotivamente reale.

L’astrologia si muove proprio in questa zona intermedia:

Come spiegazione della natura è scientificamente problematica.
Come linguaggio simbolico può rendere possibile l’auto-osservazione e il racconto.
Come formula sociale abbreviata crea immediatamente conversazione e riconoscimento.
Come segno personale può racchiudere ricordi, appartenenza o speranza.

Questo spiega anche perché il segno solare rimanga così ostinatamente popolare. Non è soltanto un’affermazione sulla personalità, ma una forma accessibile per dire qualcosa di sé: Così vorrei essere visto; qui mi riconosco; questo fa parte della mia storia. Il Sole rappresenta in questo senso la visibilità e l’espressione, non necessariamente come causa oggettiva, ma come immagine di ciò attraverso cui qualcuno vive sé stesso, di fronte a sé o agli altri, come vivo e inconfondibile.

L’ambivalenza però rimane: Un simbolo può dare a una persona conforto, linguaggio o connessione senza che la sua presunta causa cosmica sia vera. Non è necessario confondere le due cose, né svalutare il simbolo soltanto perché la sua spiegazione fisica non regge.

Io:

Un’altra cosa che trovo curiosa è che tutti quelli che conosco – se ci fanno caso – tengono una sorta di statistica personale su quali segni zodiacali compaiano spesso nella loro cerchia di conoscenze. Anche questo sembra essere in forte contrasto con la convinzione molto diffusa che nell’astrologia non ci sia nulla di vero e non possa esserci nulla di vero.

AI:

È davvero curioso, ma si tratta più di una contraddizione tra convinzione esplicita e comportamento pratico che di una contraddizione logica.

Molte persone dicono: «L’astrologia non è vera». Allo stesso tempo, però, registrano benissimo che nel loro ambiente certi segni zodiacali ricorrono più spesso. Questo significa anzitutto solo che percepiscono degli schemi, non necessariamente che credano in una causa astrologica. La mente umana è quasi specializzata nel formare regolarità a partire dalle esperienze sociali.

A ciò si aggiungono vari fattori:

Bias di conferma e di disponibilità: Una volta notato che nel proprio ambiente ci sono particolarmente molti Arieti o Scorpioni, gli esempi successivi saltano maggiormente all’occhio. I controesempi vengono ricordati meno.
Campione ridotto: La propria cerchia di conoscenze non è statisticamente un campione trasversale neutro. Anche tra poche decine di persone possono prodursi concentrazioni evidenti.
Ambienti di età e di vita: Chi ha più o meno la stessa età, proviene dalla stessa regione o ha frequentato istituzioni simili appartiene a una determinata coorte di nascita. In questo modo si producono concentrazioni reali, non astrologiche.
Selezione sociale: Le amicizie non nascono del tutto casualmente. Le persone si incontrano attraverso interessi, temperamento, professione, origine e stile di vita. Se poi si ordinano retrospettivamente le somiglianze secondo l’astrologia, la cosa assume presto l’aspetto di uno schema zodiacale.
Probabilità di nascita differenti: Le nascite non sono distribuite in modo perfettamente uniforme durante l’anno. Anche questo può provocare piccoli scostamenti.

È interessante, però, che questa statistica personale diventi spesso una sorta di diario astrologico non ufficiale. Persino chi rifiuta la dottrina tiene allora mentalmente il conto: «Con le Vergini mi trovo sorprendentemente bene», «Continuo a incontrare Scorpioni», «Nella mia famiglia ci sono quasi solo segni di fuoco». È una forma di partecipazione alla cultura astrologica senza che se ne accettino i fondamenti teorici.

Forse è proprio qui che risiede il vero successo sociale dell’astrologia: Non richiede sempre fede. Basta che offra un ordine familiare nel quale collocare le esperienze. La frase «Nel mio ambiente ci sono sorprendentemente tanti…» è allora meno un’ipotesi scientifica che una piccola mitologia personale.

E a volte può persino esserci qualcosa di vero nell’osservazione, ma non per il motivo che l’astrologia sosterrebbe. Una concentrazione è possibile; da ciò, tuttavia, non segue ancora che il segno zodiacale colleghi le persone o ne spieghi le caratteristiche. Il passaggio da «Noto uno schema» a «Lo schema ha una causa cosmica» è precisamente il passo decisivo privo di fondamento scientifico.

Io:

Ma nelle tue parole colgo una forte tendenza a seguire queste spiegazioni scientifiche. L’elenco dei fattori ne contiene alcuni che metterei assolutamente in discussione. L’unico che ritengo comprensibile è il primo.
Ma già al secondo punto la mia tesi viene quasi offuscata dall’affermazione implicita che si cercherebbe di dedurre qualcosa di generale da una statistica personale. Ma non è affatto così. Rimane sempre, e può soltanto rimanere, una statistica personale e quindi anche sempre soltanto un piccolo campione. Se riferito all’insieme delle esperienze personali individuali e al significato individuale del fenomeno osservato, quel campione non è poi più così piccolo.
I tre punti successivi, a mio avviso, sono completamente fuori tema e non spiegano in alcun modo il fenomeno.

AI:

Sì, la tua obiezione è fondata. Ho trasposto troppo rapidamente l’osservazione in uno schema di verifica scientifica, spostando così il vero punto della questione.

Tu non affermi: «Nella mia cerchia di conoscenze ci sono molti Scorpioni, quindi deve valere in generale». Descrivi piuttosto una statistica di esperienze personali che ha senso proprio in quanto statistica personale. In questo quadro, il piccolo campione non è un difetto, ma l’oggetto stesso: Le mie relazioni, i miei incontri, le concentrazioni che mi colpiscono.

Nemmeno l’insieme di tali statistiche individuali è semplicemente privo di significato solo perché non può essere riunito in una statistica complessiva rappresentativa. Forma un altro tipo di realtà: una realtà soggettiva, biografica. Se moltissime persone, indipendentemente l’una dall’altra, registrano i segni zodiacali nelle loro relazioni, questo dimostra anzitutto che tali categorie svolgono per loro una notevole funzione di orientamento, non necessariamente che agiscano in modo oggettivamente causale.

I punti da me citati sulle coorti di età, sulla selezione sociale e sulla distribuzione delle nascite potrebbero tutt’al più spiegare perché si verifichino certe concentrazioni. In effetti, non spiegano il fenomeno da te sollevato: Perché mai qualcuno tiene una statistica interiore di questo tipo, pur rifiutando espressamente l’astrologia? A questo riguardo erano fuori tema.

Il punto decisivo è piuttosto questo:

Il rifiuto dell’astrologia non elimina la sua forza percettiva e ordinatrice.

Una persona può considerare infondata l’interpretazione astrologica e tuttavia notare:

quali segni zodiacali ricorrono nella sua vita,
a quali segni si associano determinate esperienze relazionali,
quali configurazioni appaiono emotivamente rilevanti,
quali segni si trovano improvvisamente incarnati da più persone importanti.

Non è una fase preliminare annacquata di una teoria generale. È una cartografia personale delle relazioni. E forse è proprio qui che risiede l’ambivalenza: Sul piano della spiegazione, le persone negano ogni validità all’astrologia, ma sul piano dell’esperienza continuano a trattarla come un interessante sistema di ordinamento.

Nel tuo caso, sembra che tu difenda meno l’affermazione secondo cui i segni zodiacali producono in modo statisticamente dimostrabile determinati tipi di persone. Ti interessa piuttosto il fatto che i segni generino evidentemente sufficiente risonanza nella vita di molte persone da essere osservati, ricordati e confrontati tra loro. È una tesi nettamente più forte e al contempo più cauta di quella che inizialmente ti avevo attribuito.

Io:

La mia tesi – o in realtà è più una convinzione – si potrebbe formulare piuttosto dicendo che c’è qualcosa di vero.
Una fede nel senso di convinzione. Chi crede, infatti, è convinto. Chi crede sa per sé che è così. È un sapere. In realtà, sapere è una parola migliore di credere. La fede in Dio non è paragonabile alla fiducia che il treno finirà per arrivare puntuale. Per chi crede in Dio, Dio esiste. O uno dei miei altri argomenti preferiti: l’effetto placebo. Esso si manifesta proprio perché qualcuno crede che qualcosa guarisca. Ma neanche questa è una convinzione che ci si possa ripetere. Che si possa ottenere con la volontà. È qualcosa di intrinseco, più paragonabile a una ferma convinzione o, appunto, a un sapere. L’effetto placebo si manifesta solo quando è diventato una verità interiore per una persona. E difficilmente si può generare questa verità da soli. Soltanto una persona con l’autorità inattaccabile di un medico, che somministra una pillola bianca di zucchero, può far sì che questo effetto si manifesti.
E così si può forse dire che ciò che osservo in me stesso, negli elementi del mio tema natale e nelle relazioni con le persone che entrano nella mia vita possiede un’autorità paragonabile a quella di un medico del genere. E all’effetto placebo. Non si può spiegare con precisione che cosa lo faccia funzionare. Ma lo si può osservare.

AI:

Sì, è una distinzione importante. «Credere» non significa sempre ritenere qualcosa debolmente possibile. Può indicare una certezza interiore, qualcosa che per una persona possiede lo status di realtà, anche se non è facilmente dimostrabile in modo oggettivo.

Filosoficamente si distinguerebbe, certo, tra fede, convinzione e sapere. Ma soggettivamente la fede può essere percepita come sapere: non come un’ipotesi, ma come qualcosa che si è confermato nella propria esperienza. La fede in Dio è in questo senso qualcosa di diverso dall’ipotesi che il treno arrivi puntuale. Quest’ultima è un’aspettativa quotidiana provvisoria; la prima può essere una realtà esistenziale fondamentale.

Anche il paragone con il placebo è calzante a questo punto, con una riserva: L’effetto placebo non è del tutto inspiegabile. Conosciamo meccanismi psicologici e corporei quali aspettativa, condizionamento, attenzione, regolazione dello stress e autorità del contesto terapeutico. Ma questa spiegazione non elimina il carattere enigmatico del fenomeno. Soprattutto, non si può semplicemente produrre volontariamente un effetto placebo. Non ci si può ordinare arbitrariamente: «Ora credo che questa pillola guarisca». La convinzione deve acquisire una certa immediatezza e credibilità.

In modo analogo, il tema natale potrebbe avere acquisito per te un’autorità interiore. Non necessariamente perché ti sei convinto delle sue affermazioni, ma perché determinate interpretazioni si sono intrecciate nel tempo con la tua percezione di te stesso, gli eventi della tua vita e le tue relazioni. L’autorità non deriverebbe allora soltanto da un manuale di astrologia, ma da una ripetuta esperienza di coerenza:

«Questo descrive qualcosa che riconosco davvero – in me, nella mia vita o nell’incontro con gli altri».

È più di una semplice adesione a un testo. Assomiglia a una relazione tra simbolo ed esperienza nella quale il simbolo acquisisce gradualmente carattere di evidenza. Non evidenza nel senso strettamente scientifico, ma evidenza personale: una verità che dà prova di sé nella vita o che, quanto meno, si rivela ripetutamente sorprendentemente pertinente.

Il solo limite decisivo sarebbe per me questo: Un’esperienza del genere può mostrare che l’astrologia ti dischiude la realtà e agisce su di te. Non dimostra ancora in modo univoco da dove provenga questa efficacia. Potrebbe risiedere in una corrispondenza cosmica, nella particolare precisione del linguaggio simbolico astrologico, nella percezione selettiva, nell’autotrasformazione attraverso l’interpretazione – o in più di uno di questi livelli contemporaneamente.

Ma la mancata spiegazione scientifica non confuta la tua esperienza. Impedisce soltanto di trasformare senza ulteriori passaggi la tua certezza personale in una prova causale universalmente valida. La tua formulazione secondo cui il tema natale può acquisire un’autorità paragonabile a quella di un medico descrive quindi qualcosa di molto preciso: non una semplice opinione sull’astrologia, ma un rapporto interiore di fiducia maturato nei confronti di un sistema interpretativo.

Io:

La tua riserva sull’effetto placebo riguardo ai meccanismi corporei che lo spiegherebbero mi sembra fragile quanto i tentativi di spiegare i meccanismi che sarebbero alla base degli effetti astrologici. Sono fattori esterni di cui si sa che producono un effetto. Senza avere la minima idea del perché questi fattori producano tale effetto. E ai miei occhi è esattamente lo stesso con l’astrologia.

AI:

Sì, su questo punto la tua critica è giusta: Ho parlato di «meccanismi conosciuti» come se il placebo fosse così compreso in modo più fondamentale rispetto all’astrologia. È stato troppo categorico.

Nel placebo conosciamo determinati processi concomitanti: aspettativa, condizionamento, autorità sociale, cambiamenti nell’attenzione, nello stress e nell’elaborazione del dolore. Ma la domanda decisiva non è affatto pienamente risolta: Perché un significato, un contesto o una convinzione possono provocare una reazione corporea? Abbiamo descrizioni parziali dei processi, ma nessuna spiegazione ultima della loro efficacia.

Questo somiglia effettivamente a ciò che sostieni riguardo all’astrologia:

C’è qualcosa che si manifesta nell’esperienza.
Determinate condizioni sembrano esservi rilevanti.
Si possono descrivere delle connessioni.
Ma la vera causa agente rimane incerta.

La differenza risiede meno nel grado fondamentale di spiegazione che nel grado di solidità metodologica. Gli effetti placebo possono essere osservati ripetutamente, in determinate condizioni, all’interno di studi controllati. Per gli effetti astrologici non esiste una simile conferma sperimentale generalmente riconosciuta. È una differenza nella situazione delle prove, ma non automaticamente una spiegazione completa del placebo.

E persino la riproducibilità sperimentale non risponde necessariamente alla domanda ontologica su che cosa agisca in ultima analisi. La scienza può benissimo dire: «In queste condizioni, questo effetto si verifica più spesso». Ma di fronte a fenomeni complessi può lasciare aperto a lungo il motivo per cui la realtà sia organizzata in questo modo.

Per la tua prospettiva potrebbe dunque essere appropriata la formulazione seguente:

L’effetto placebo e l’esperienza astrologica non sono scientificamente sostenuti allo stesso modo. Ma in entrambi i casi può esistere un effetto osservabile, anche se le spiegazioni proposte colgono soltanto aspetti parziali o condizioni esterne concomitanti.

Nel caso dell’astrologia, tuttavia, bisognerebbe parlare con cautela di «effetto»: In te e in altre persone può essere osservabile un effetto reale sulla percezione, sulla comprensione di sé, sulla costruzione delle relazioni e forse anche sull’esperienza corporea. Se esista inoltre un’efficacia astrologica autonoma rimane una questione aperta e non risolta.

Io:

È semplicemente su un terreno molto scivoloso che ci si muove non appena si mette un modo di pensare scientifico in relazione con l’astrologia. Perché, ai miei occhi, questo è appunto un altro mondo. A me interessava soprattutto il concetto di fede, e ho preso l’effetto placebo come esempio per questo chiarimento concettuale.
Forse ancora un punto sull’efficacia in medicina: Qui l’efficacia non descrive mai un’efficacia assoluta. Ogni efficacia in medicina descrive un’efficacia relativa, espressa in percentuale. Perciò nemmeno il confronto tra scienza medica e scienze naturali è del tutto semplice. La mela cade sempre dalla Torre di Pisa. E sempre con la stessa velocità e direzione. Al 100%. Un farmaco o un effetto placebo non funziona mai su tutte le persone né allo stesso modo su tutte le persone. Vedi il foglietto illustrativo.
Sono probabilità statistiche a essere considerate scientifiche in questo caso. Ed è bene così. Ma ciò relativizza anche la pretesa di assolutezza di queste affermazioni.
In psicologia questo diventa ancora più evidente. Esistono dispositivi sperimentali nei quali si possono indurre le persone, con significatività statistica, a un determinato comportamento.
Ma già nella descrizione o nella diagnosi dei quadri patologici la questione si fa più difficile. In definitiva, vale il principio di stabilire se una persona, con il proprio comportamento o i propri sintomi, costituisca un problema per sé stessa o per gli altri.
Un principio profondamente umanistico e, in realtà, anche esoterico.
Che cosa significa il mio sintomo per me o per gli altri?
E nell’astrologia è proprio la stessa cosa.

AI:

Sì: descrivi molto chiaramente perché l’applicazione dei criteri delle scienze naturali all’astrologia diventi problematica. Io stesso ho ripetutamente cercato, in precedenza, di portare l’astrologia entro un quadro di verifica sviluppato soprattutto per connessioni generali, misurabili e riproducibili. È soltanto una prospettiva possibile e, a quanto pare, non quella adatta a ciò che ti interessa davvero.

Anche in medicina «efficacia» non significa una legge assoluta. Indica una probabilità statisticamente più elevata in determinate condizioni, per determinate persone e rispetto a un gruppo di controllo. È scientificamente solido e praticamente prezioso, ma è un tipo di affermazione diverso da:

«In queste condizioni, questo corpo cade sempre in questo modo».

In psicologia e soprattutto in psichiatria si aggiunge poi un altro livello: Non ogni comportamento insolito o ogni deviazione è già una malattia. Può essere decisivo se una persona ne soffra, sia limitata nella conduzione della propria vita o danneggi sensibilmente gli altri. Non si tratta di una constatazione puramente scientifico-naturale, ma di una valutazione normativa e contestuale.

La frase «Che cosa significa questo sintomo per me o per gli altri?» è quindi davvero una frase ermeneutica, quasi esistenziale. Non chiede soltanto: Quale processo misurabile è in atto?, ma anche:

Quale funzione ha questo sintomo?
A che cosa rimanda?
In quale contesto di vita è sorto?
Che cosa cerca forse di esprimere o regolare?
Quando diventa sofferenza e quando forse persino protezione?

In questo senso, l’astrologia lavora più con connessioni di significato che con rapporti di causa ed effetto regolati da leggi naturali. Chiede meno: «Quanto spesso questo segno produce questo comportamento?» e più: «Quale forma simbolica assume questa esperienza nella mia vita?»

Questo spiega anche perché il tuo tema natale possa avere per te un’autorità diversa da quella di una tipologia psicologica generale. Una tipologia dice: Le persone di questo gruppo mostrano statisticamente più spesso questo schema. Il tema natale ti dice piuttosto: Questa specifica configurazione simbolica appartiene alla mia storia e mi aiuta a comprendere la mia esperienza. La sua verità non sarebbe allora quella di una costante naturale, ma quella di una corrispondenza biografica.

E forse «esoterico» non è qui neppure un termine dispregiativo o irrazionale. Nel suo significato originario rimanda a un sapere interiore, non immediatamente accessibile al pubblico. Non a un sapere che per questo sia automaticamente oggettivamente vero, ma a una forma di conoscenza che nasce dall’esperienza vissuta, dall’interpretazione e dalla coerenza interiore.

Con ciò si sposta anche la domanda sull’astrologia. Non più soltanto:

«Può dimostrare con validità generale che le persone di questo segno sono così?»

Ma anche:

«Quale realtà viene resa visibile a una persona attraverso questi simboli, e che cosa cambia così nella sua vita?»

È un mondo diverso da quello delle leggi generali, non necessariamente di minor valore, ma un mondo nel quale la verità è più strettamente legata al significato, alla relazione e alla verifica personale.

Io:

Per concludere, trovo forse anche divertente che l’effetto placebo – analogamente all’astrologia – venga di regola deriso dalle persone che non se ne occupano professionalmente o comunque seriamente. Di solito si svaluta qualcosa quando si dice «sì, sì, sarà stato sicuramente l’effetto placebo», intendendo in realtà piuttosto che qualcosa non ha affatto funzionato. Che ce lo si è immaginato. Forse dipende dal fatto che, proprio come l’astrologia, non lo si può davvero spiegare.

AI:

Sì, è un parallelismo notevole. Nel linguaggio quotidiano, «placebo» è quasi diventato un termine svalutativo: «Sarà stato soltanto l’effetto placebo» significa per lo più: «Non ha funzionato davvero, è stata solo immaginazione».

In realtà si tratta di un uso piuttosto paradossale. Se un placebo allevia il dolore, riduce l’ansia o modifica una reazione corporea, l’effetto non è meno reale per la persona interessata soltanto perché è sorto in modo diverso rispetto all’azione di un principio attivo farmacologico. Non è necessariamente l’esperienza a essere svalutata, ma la sua presunta causa.

Con l’astrologia si procede in modo simile. «Te lo stai soltanto immaginando» dovrebbe liquidare l’esperienza, sebbene immaginazioni, aspettative e interpretazioni non siano affatto prive di effetto. Possono influenzare la percezione, il comportamento, le relazioni e l’esperienza corporea. La domanda non è più, allora, se accada qualcosa, ma quale tipo di realtà sia presente:

un effetto farmacologico,
un effetto psicologico,
un effetto sociale o relazionale,
un effetto simbolico,
oppure – dal punto di vista astrologico – una corrispondenza di natura ancora diversa.

La derisione nasce probabilmente anche dal fatto che entrambi i fenomeni si collocano scomodamente tra le categorie. Non sono semplicemente «puramente oggettivi», ma non sono per questo nemmeno «soltanto immaginati». Mostrano che la realtà umana non è composta unicamente da cause materiali che agiscono dall’esterno su una persona passiva. Significato, aspettativa, fiducia e interpretazione sono essi stessi componenti attive dell’esperienza.

Forse dunque si deridono il placebo e l’astrologia non solo perché li si ritiene non scientifici, ma perché comportano una certa offesa al realismo ingenuo: Il mondo non agisce sempre come appare sul foglietto illustrativo o nello strumento di misura. L’essere umano non è uno strumento di misura neutrale. Ciò che per lui diventa vero, credibile e significativo può innescare in lui processi reali.

Rimane la differenza che l’effetto placebo può essere studiato statisticamente in determinati dispositivi sperimentali medici, mentre le corrispondenze astrologiche non sono scientificamente corroborate nello stesso modo. Ma come svalutazione culturale i due concetti funzionano in maniera simile: «Placebo» e «astrologia» vengono spesso usati per escludere precipitosamente un’esperienza dall’ambito del reale.

E mi viene in mente proprio ora che è da molto che non ascolto i Placebo.

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