Sistemi astrologici (21.9.2026)

Io:

Esiste un legame tra il cambio delle stagioni e il passaggio da un segno zodiacale all’altro?

AI:

Sì. E il legame è addirittura fondamentale: i quattro segni cardinali dello zodiaco iniziano esattamente nei punti di svolta astronomici dell’anno.

Ariete → equinozio di primavera, circa 20./21. marzo

Cancro → solstizio d’estate, circa 20./21. giugno

Bilancia → equinozio d’autunno, circa 22./23. settembre

Capricorno → solstizio d’inverno, circa 21./22. dicembre

Ciò dipende dal fatto che lo zodiaco tropicale, normalmente utilizzato dall’astrologia occidentale, è allineato alle stagioni. 0° Ariete è per definizione il punto vernale. Da lì lo zodiaco viene suddiviso in dodici settori di 30° ciascuno. Per questo 0° Bilancia coincide esattamente con l’equinozio d’autunno.

E con questo correggo la mia risposta precedente: nel 2026 l’autunno astronomico inizia in Germania il 23. settembre, e proprio in quell’istante il Sole entra anche in Bilancia. Non è quindi che «quest’anno la Bilancia inizi per caso anch’essa il 23.». Astronomicamente, entrambe le cose indicano lo stesso momento.

La data sul calendario può variare di anno in anno, perché un anno solare non dura esattamente 365 giorni. Perciò, a seconda dell’anno, l’ingresso della Bilancia cade il 22. o il 23. settembre (in alcuni fusi orari eventualmente in una data adiacente), non sempre il 23. o il 24.

Questo ha peraltro una bella conseguenza per il simbolismo astrologico: la Bilancia è davvero il segno del passaggio dalla metà luminosa alla metà oscura dell’anno. Al punto della Bilancia, giorno e notte hanno pressappoco la stessa durata; dopo, nell’emisfero settentrionale, la notte prende sempre più il sopravvento. La tua associazione di oggi tra Bilancia, inizio dell’autunno e la stagione buia che si avvicina non è dunque soltanto simbolismo astrologico, ma ha una base astronomica molto concreta.

Io:

Se questa definizione è così fondamentale per l’astrologia, da dove nasce allora la critica secondo cui i segni zodiacali si sarebbero spostati negli ultimi secoli?

AI:

È proprio qui che nella critica popolare si confondono spesso due cose diverse sotto la stessa espressione «segno zodiacale»: i segni dello zodiaco e le costellazioni.

Dal punto di vista astronomico, la critica è inizialmente corretta: le costellazioni si sono spostate rispetto al punto vernale. La causa è la precessione dell’asse terrestre. L’asse terrestre oscilla molto lentamente come una trottola; un ciclo completo dura circa 26.000 anni. Di conseguenza, il punto vernale si sposta rispetto al cielo delle stelle fisse di circa 1° ogni 72 anni. Dall’antichità a oggi, ciò equivale grossomodo a uno spostamento di quasi un intero segno zodiacale.

Ma lo zodiaco tropicale prevalentemente usato nell’astrologia occidentale non definisce affatto i propri segni in base alle posizioni attuali delle costellazioni.

Funziona geometricamente:

Punto vernale = 0° Ariete
→ 30° dopo = 0° Toro
→ altri 30° = 0° Gemelli
→ …
→ punto autunnale = 0° Bilancia

A causa della precessione, quindi, 0° Ariete non può «allontanarsi» dal punto vernale. Per definizione, è il punto vernale.

La costellazione dell’Ariete, invece, può benissimo allontanarsene — ed è esattamente ciò che è accaduto.

Storicamente, però, la questione diventa più interessante. In origine, i segni e le costellazioni da cui prendevano il nome coincidevano all’incirca. Nel 1. millennio a.C., i Babilonesi svilupparono uno zodiaco composto da dodici settori uguali di 30°. Le costellazioni reali, invece, non sono né larghe esattamente 30° né distribuite uniformemente. Nell’astrologia ellenistica, da ciò nacque infine il sistema da cui deriva l’astrologia occidentale.

La critica legata alla precessione non è quindi del tutto insensata. Solleva una questione storica e concettuale:

> Se il significato astrologico dell’«Ariete» aveva in origine qualcosa a che fare con le stelle della costellazione dell’Ariete, perché lo stesso significato dovrebbe continuare a valere per il punto vernale dopo che la costellazione e il segno tropicale si sono separati?

Esistono diverse risposte astrologiche. L’astrologia tropicale afferma in sostanza: il significato deriva principalmente dal ciclo annuale Sole–Terra, non dalle stelle fisse. L’astrologia siderale — per esempio molte forme di astrologia indiana — mantiene invece lo zodiaco orientato alle stelle e tiene quindi conto della precessione mediante un corrispondente spostamento (ayanamsha).

Ed è qui che la tua osservazione precedente diventa davvero interessante. Se si accetta la logica del sistema tropicale, il simbolismo classico acquisisce una notevole struttura interna:

Ariete: la luce comincia a prevalere → slancio, iniziativa
Cancro: raggiunto il massimo della luce → svolta, ritorno
Bilancia: luce e buio in equilibrio → compensazione, controparte
Capricorno: raggiunto il massimo dell’oscurità → concentrazione, limitazione

Seguono poi, rispettivamente, i segni fissi e mutevoli, che in un certo senso stabilizzano e poi dissolvono nuovamente queste stagioni.

Questo significa però anche qualcosa che spesso viene trascurato: tale giustificazione stagionale è propria dell’emisfero settentrionale. In Australia, a 0° Bilancia inizia la primavera, non l’autunno. È una delle questioni concettuali più interessanti per un’astrologia tropicale coerentemente fondata sulle stagioni.

In breve: «I segni zodiacali si sono spostati» è astronomicamente corretto se si intendono le costellazioni rispetto alle stagioni. È errato se ne si conclude che lo zodiaco tropicale abbia perso per sbaglio la propria posizione. Lo zodiaco tropicale è intenzionalmente ancorato agli equinozi e ai solstizi.

Ed è proprio per questo che la tua domanda è così centrale: conduce in ultima analisi alla questione di cosa debba essere davvero un segno astrologico — una porzione del cielo stellato o una fase del ciclo Sole–Terra? Sono due modelli astrologici diversi.

Io:

Allora anche l’astrologia siderale dovrebbe avere una suddivisione completamente diversa in un tema natale e non usare affatto una divisione in 30 gradi. È così?

AI:

No — ed è proprio qui che si nasconde una sorpresa interessante: anche l’astrologia siderale divide normalmente lo zodiaco in dodici segni di esattamente 30°. Quindi neppure essa riproduce semplicemente le costellazioni reali.

La differenza sta piuttosto nel punto in cui viene fissato 0° Ariete.

Nello zodiaco tropicale vale:

0° Ariete = punto vernale.

A causa della precessione, questo punto si sposta rispetto al cielo delle stelle fisse, ma lo zodiaco tropicale si sposta con esso. Perciò, all’inizio della primavera, il Sole rimane sempre a 0° Ariete.

Nello zodiaco siderale, invece, si sceglie un riferimento al cielo delle stelle fisse. Anche da questo punto di partenza si formano poi dodici settori uguali di 30° ciascuno:

> 0–30° Ariete → 30–60° Toro → 60–90° Gemelli → ecc.

Le costellazioni reali, però, non sono affatto così. Hanno dimensioni diverse. Il Sole, per esempio, rimane nella costellazione astronomica della Vergine molto più a lungo che in quella dello Scorpione. Inoltre, l’eclittica attraversa anche la costellazione di Ofiuco, il Serpentario.

Bisogna quindi distinguere in realtà tre cose diverse:

Sistema Suddivisione Punto di riferimento

Zodiaco tropicale 12 × 30° Punto vernale / stagioni
Zodiaco siderale 12 × 30° Cielo delle stelle fisse
Costellazioni astronomiche dimensioni diverse confini reali delle costellazioni IAU

Tra lo zodiaco tropicale e quello siderale vi sono oggi circa 24° — il valore esatto dipende dal sistema di riferimento siderale o dall’ayanamsha utilizzato.

Ciò comporta una notevole differenza in un tema natale. Il tuo Sole, per esempio, all’inizio di ottobre si trova tropicalmente a circa 8° Bilancia. Sottraendo circa 24°, sideralmente finisce a circa 14° Vergine. Molti pianeti cambiano segno di conseguenza, mentre alcuni vi rimangono per via della loro posizione.

Così anche la critica astronomica spesso ripetuta, «In realtà non sei affatto Bilancia, ma Vergine», risulta un po’ fuorviante. Astronomicamente si potrebbe stabilire in quale costellazione reale si trovava il Sole. Sideralmente lo si potrebbe assegnare a un segno di 30°. Tropicalmente, nel tuo caso, si trova in Bilancia. Sono tre diversi sistemi di coordinate o definizioni, non tre calcoli concorrenti dello stesso oggetto.

Ed è proprio questo a rendere la questione filosoficamente affascinante: neppure l’astrologia siderale è semplicemente «astrologia secondo le costellazioni reali». Mantiene la geometria astratta in dodici parti dell’astrologia e sposta soltanto il suo ancoraggio dal ciclo stagionale al cielo delle stelle fisse.

Io:

Perché lo zodiaco tropicale si chiama tropicale?

AI:

La parola «tropicale» in realtà non ha nulla a che vedere con i tropici nel senso moderno di clima caldo — ma entrambe le parole hanno la stessa radice linguistica.

Deriva dal greco τροπή (tropḗ) = «svolta», «inversione», «punto di svolta».

Si intendono i punti di svolta nel percorso annuale del Sole. I due solstizi lo mostrano con particolare chiarezza:

0° Cancro → solstizio d’estate

0° Capricorno → solstizio d’inverno

Da qui derivano, tra l’altro, anche i tropici geografici: Tropic of Cancer = Tropico del Cancro e Tropic of Capricorn = Tropico del Capricorno. Quando nacquero queste denominazioni, il Sole si trovava, durante i rispettivi solstizi, nel segno tropicale corrispondente.

Lo zodiaco tropicale potrebbe quindi essere chiamato anche, in senso letterale, «zodiaco dei punti di svolta» o, più ampiamente, «zodiaco dell’anno solare».

E così ciò di cui abbiamo appena parlato diventa linguisticamente sorprendentemente chiaro: il suo nome indica già che questo sistema è fondamentalmente orientato al ciclo annuale Sole–Terra, e non principalmente alle costellazioni.

Da questo punto di vista, «tropicale» è in realtà un nome piuttosto preciso.

Io:

Si potrebbe creare un tema natale basato sulle costellazioni astronomiche? Cioè, esistono costellazioni astronomiche corrispondenti ai 12 segni zodiacali e se ne potrebbero determinare con precisione i confini?

AI:

Sì. Sarebbe effettivamente possibile — e costituirebbe un terzo sistema, diverso sia dallo zodiaco tropicale sia da quello siderale abituale.

Ai dodici segni zodiacali astrologici corrispondono anche le rispettive costellazioni astronomiche: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. Astronomicamente, però, si aggiunge Ofiuco, il Serpentario: anche questa costellazione è attraversata dall’eclittica e dal Sole.

I confini sono definiti con esattezza

Nel 1930, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha fissato in modo vincolante i confini di tutte le 88 costellazioni. Ogni punto del cielo appartiene quindi inequivocabilmente a una sola costellazione.

Per un momento di nascita si potrebbe dunque calcolare astronomicamente:

> In quel momento il Sole si trovava a questa ascensione retta/declinazione o posizione eclittica → questo punto ricade nella costellazione IAU della Vergine.

Lo stesso si potrebbe fare per la Luna, Mercurio, Venere ecc.

Il risultato sarebbe però un «tema natale» piuttosto insolito, perché i settori non sarebbero larghi 30°. Lungo l’eclittica, le costellazioni differiscono notevolmente. Vergine e Scorpione sono esempi particolarmente evidenti: il Sole rimane circa un mese e mezzo nella Vergine, ma solo una settimana circa nello Scorpione. Poi, per il Sole, segue Ofiuco.

Per il Sole si ottiene all’incirca la seguente sequenza astronomica:

Capricorno → Acquario → Pesci → Ariete → Toro → Gemelli → Cancro → Leone → Vergine → Bilancia → Scorpione → Ofiuco → Sagittario → Capricorno.

A rigore, avremmo dunque addirittura uno «zodiaco» astronomico in 13 parti.

Ma con un tema natale completo la questione diventa ancora più interessante

Per il Sole la situazione è relativamente semplice, perché per definizione si trova sull’eclittica. Gli altri pianeti, invece, si trovano un po’ sopra o sotto l’eclittica a causa dell’inclinazione delle loro orbite. La Luna e Plutone possono discostarsene ancora di più.

Se si usassero davvero i confini delle costellazioni IAU, non bisognerebbe quindi chiedersi semplicemente:

> «In quale tratto dell’eclittica si trova Marte?»

bensì:

> «In quale regione bidimensionale del cielo si trova realmente Marte?»

Anche per questo i confini IAU sono definiti in modo inequivocabile. Potrebbe quindi accadere che due pianeti con longitudini eclittiche molto simili appartengano astronomicamente a costellazioni diverse a causa delle loro differenti latitudini eclittiche.

Ciò sarebbe fondamentalmente diverso da un tema natale astrologico. Lì i pianeti vengono essenzialmente proiettati sull’eclittica e assegnati a uno dei dodici segni in base alla loro longitudine eclittica da 0–360°.

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Accanto a

Tropicale: 12 × 30°, 0° Ariete = punto vernale

e

Siderale: 12 × 30°, ancorato al cielo delle stelle fisse

si potrebbe aggiungere una modalità

Astronomica: costellazioni IAU reali

e implementarla.

Così, per esempio, non risulterebbe più «Sole 8° Bilancia», ma qualcosa come «Sole nella costellazione della Vergine». L’indicazione «8° Vergine» non avrebbe inizialmente alcun significato naturale, perché una costellazione IAU non è un settore di 30°. Bisognerebbe definire una propria misura di coordinate, per esempio la posizione all’interno della porzione di costellazione attraversata dall’eclittica.

E proprio da questo si vede ancora una volta perché l’affermazione «L’astrologia usa i segni zodiacali sbagliati» sia troppo semplicistica. Gli astronomi dispongono certamente di costellazioni definite con precisione. Ma nessuno dei due grandi sistemi astrologici sostiene semplicemente di usare queste 88 regioni astronomiche del cielo come propri segni zodiacali.

Un oroscopo costruito sulle costellazioni reali non sarebbe quindi un oroscopo tropicale «corretto», bensì un sistema astrologico nuovo o definito in modo fondamentalmente diverso.

Io:

Qualcuno ha mai provato qualcosa del genere? E c’è un approccio al significato di Ofiuco?

AI:

Sì. E, cosa interessante, non si tratta affatto soltanto di una moderna idea nata su Internet. Ci sono stati davvero astrologi che hanno tentato di costruire proprio ciò di cui stiamo parlando: un’astrologia più orientata alle costellazioni astronomiche reali.

Un importante tentativo moderno è quello di Steven Schmidt, che nel 1970 pubblicò Astrology 14. Egli ipotizzò addirittura 14 segni: oltre a Ofiuco, anche Cetus (la Balena). Nel 1995 Walter Berg sviluppò, con The 13 Signs of the Zodiac, un sistema espressamente basato sui confini delle costellazioni IAU stabiliti nel 1930. Il suo sistema divenne per un certo periodo piuttosto popolare, soprattutto in Giappone.

Berg fa in effetti più o meno ciò che abbiamo appena elaborato mentalmente: i segni hanno lunghezze diverse. Nel suo sistema basato sull’IAU, per esempio, il Sole attraversa la Vergine all’incirca dal 16. settembre al 30. ottobre, lo Scorpione soltanto dal 23. al 29. novembre circa e Ofiuco dal 29. novembre al 18. dicembre circa.

E, sorprendentemente, Ofiuco possiede già un’antica simbologia astrologica

Questo mi sembra quasi ancora più affascinante.

Ofiuco significa «portatore del serpente». È raffigurato come un uomo che tiene un serpente o lotta con esso.

Mitologicamente, la figura viene spesso identificata con Asclepio, il grande guaritore della mitologia greca. Da qui nasce un mondo simbolico straordinariamente potente:

Serpente – veleno – rimedio – malattia – guarigione – morte – rinascita.

Non è un’associazione inventata a posteriori per l’«astrologia a 13 segni». Già l’autore astrologico romano Manilio descriveva Ofiuco nella sua Astronomica e collegava la figura al dominio dei serpenti e del loro veleno. Un testo astrologico del 4. secolo associava la brillante stella Ras Alhague in Ofiuco a medici e guaritori.

Da ciò, i moderni sistemi di Ofiuco hanno sviluppato pressappoco il seguente campo di significati archetipici:

Guarigione – trasformazione – gestione di forze pericolose – sapere nascosto – crisi e rigenerazione.

L’aspetto interessante, tuttavia, è che non esiste per Ofiuco una dottrina astrologica del segno sviluppata nel corso di millenni e paragonabile a quella dell’Ariete, del Toro ecc. Non appena qualcuno fa di Ofiuco un 13. segno a pieno titolo e gli attribuisce tratti della personalità, elemento, pianeta governatore ecc., comincia a costruire un nuovo modello astrologico. Schmidt e Berg proposero per esempio Plutone come governatore.

E qui, per il tuo esperimento mentale, farei una distinzione che trovo molto stimolante:

Non sarebbe necessario attribuire subito artificialmente a Ofiuco un «elemento» o un’intera dottrina della personalità. Si potrebbe inizialmente procedere proprio come hai sostenuto più volte riguardo a Lilith e Chirone: prima osservare con attenzione l’archetipo e solo dopo svilupparne significati astrologici.

Nel Serpentario, l’archetipo sarebbe insolitamente fertile. Non distrugge il serpente. Lo tiene. Il pericolo è nelle sue mani. Lo stesso veleno può uccidere o, dosato correttamente, diventare medicina.

Come principio astrologico, sarebbe qualcosa di diverso, per esempio, dal tema di morte e rinascita dello Scorpione o dalla ferita e guarigione di Chirone. Ofiuco potrebbe rappresentare piuttosto la capacità di rapportarsi consapevolmente a una forza potenzialmente distruttiva e trasformarla in qualcosa di curativo.

E allora un altro aspetto diventa molto interessante: se volessimo davvero costruire un tema natale astronomico, non potremmo limitarci a sostituire dodici segni con tredici. Dovremmo essere coerenti: confini reali delle costellazioni, dimensioni diverse, posizione effettiva di un pianeta compresa la latitudine eclittica — e poi verificare se da ciò possa svilupparsi un sistema di interpretazione astrologica internamente coerente.

Sarebbe molto più radicale dell’astrologia siderale. Sarebbe davvero una sorta di «constellation astrology». E Berg è uno dei pochi ad essersi spinto piuttosto avanti proprio in questa direzione.

Io:

Questo manderebbe in frantumi tutto il mio sistema interiore di coordinate, o forse anche di caselle, costruito nel corso di decenni. Al momento non riesco a immaginare di aprirmi a qualcosa del genere. Se ci penso anche solo per un attimo...io come Vergine. Gli Scorpioni che ho conosciuto sarebbero tutti Bilance. I Sagittari sarebbero Ofiuchi. Nulla di tutto ciò si accorda con il mio modo di pensare finora. Esistono maggiori informazioni sulla divisione in 30 gradi dello zodiaco tropicale? Come si è arrivati a questa suddivisione? Sembra davvero molto astratta e quasi contraddittoria rispetto alla successiva determinazione precisa delle posizioni planetarie all’interno di tale divisione.

AI:

Sì. E la tua impressione di una certa contraddizione tocca qualcosa di storicamente interessante: i segni di 30° sembrano essere nati proprio perché le costellazioni reali erano troppo poco maneggevoli per calcoli astronomici precisi.

La storia si può ricostruire abbastanza bene.

All’inizio non esistevano dodici caselle di uguali dimensioni

I Babilonesi osservarono dapprima stelle e configurazioni stellari reali lungo il percorso della Luna e dei pianeti. Nel MUL.APIN, una raccolta babilonese di testi astronomici, si trova ancora un elenco di stelle o costellazioni sulla «Via della Luna». Queste formazioni avevano naturalmente dimensioni diverse.

Poi, intorno al 5. secolo a.C., accade qualcosa di decisivo: il cielo osservato diventa un sistema matematico di coordinate.

L’eclittica viene considerata un cerchio completo:

360°

e la si suddivide in:

12 × 30° = 360°.

Le prime testimonianze conservate di uno zodiaco di 360° di questo tipo risalgono al periodo successivo al 450 a.C. circa; lo storico della scienza Mathieu Ossendrijver ne colloca l’introduzione approssimativamente in quest’epoca.

E la cosa sorprendente è che la ricerca interpreta effettivamente questa suddivisione uguale come un’idealizzazione matematica, non come l’affermazione che le costellazioni abbiano davvero la stessa dimensione.

Perché proprio 12 × 30?

Esiste una spiegazione molto plausibile, anche se non dimostrabile in via definitiva.

Il calendario schematico babilonese usava 12 mesi di 30 giorni ciascuno. L’anno ideale aveva quindi:

12 × 30 = 360 giorni.

Il Sole percorre l’eclittica una volta in circa un anno. È quindi estremamente naturale suddividere anche il percorso del Sole in 12 × 30 unità. Questo legame tra calendario e zodiaco viene discusso espressamente dalla ricerca odierna.

A ciò si aggiunge il sistema sessagesimale babilonese, ossia la matematica in base 60. In tale sistema, 360 è un numero particolarmente comodo: è divisibile per 2, 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 12 ecc.

Si ottiene così un sistema di coordinate quasi geniale:

> Marte non si trova più vagamente «nella parte posteriore del Leone», ma, per esempio, a 17° Leone.

E improvvisamente i movimenti possono essere descritti matematicamente, si possono compilare tabelle e calcolare posizioni future. Le tavole planetarie babilonesi del periodo circa 400–50 a.C. utilizzano proprio questo sistema di dodici segni di 30°.

E così la tua apparente contraddizione si risolve

Tu dici in sostanza: prima si definisce una suddivisione di 30° completamente astratta, poi al suo interno si determina la posizione dei pianeti con precisione al minuto. Sembra strano.

Ma è esattamente così che funzionano i sistemi di coordinate.

Prendi le nostre coordinate geografiche. L’8. grado di longitudine non si vede sul terreno. Lì non esiste alcun confine naturale. Il meridiano zero di Greenwich è una convenzione umana.

Eppure possiamo dire:

50,9413° N, 6,9583° E

e descrivere così un luogo con estrema precisione.

L’astrazione del sistema di coordinate non è dunque in contrasto con la precisione. È ciò che rende possibile la precisione.

E proprio questa fu, a quanto pare, la grande conquista dello zodiaco babilonese. La storica della scienza Francesca Rochberg descrive in sostanza il passaggio così: non appena i segni furono definiti attraverso gradi di longitudine anziché attraverso i confini reali delle costellazioni, divennero un sistema di riferimento astronomico e numerico.

Ciò fa però sorgere una questione molto più affascinante per l’astrologia

Fin qui, infatti, non abbiamo ancora parlato davvero di astrologia, bensì di astronomia e matematica.

Si potrebbe dire senza problemi:

> Dividiamo l’eclittica in dodici sezioni uguali, così da poter fare calcoli.

Questo, però, non spiega affatto perché il settore da 0–30° dovrebbe possedere, per esempio, un carattere da Ariete.

Ed è qui, a mio avviso, che comincia la questione storica davvero interessante dietro il tuo disagio.

In origine, i nomi e le immagini provenivano dalle costellazioni stellari reali. Lo zodiaco matematico adottò questi nomi, ma ne fece aree di uguale dimensione.

In seguito si aggiunse un ulteriore sviluppo: lo zodiaco tropicale venne infine ancorato al punto vernale.

Abbiamo quindi in realtà tre strati storici sovrapposti:

1. Cielo osservato
Vi sono stelle e costellazioni reali di dimensioni diverse.

↓

2. Astrazione matematica babilonese
Esse diventano dodici aree di coordinate uguali di 30°.

↓

3. Definizione tropicale
L’intera griglia 12×30° viene collegata al ciclo annuale:
0° Ariete = punto vernale,
0° Cancro = solstizio d’estate,
0° Bilancia = punto autunnale,
0° Capricorno = solstizio d’inverno.

Solo così il sistema tropicale acquisisce quella forte simmetria stagionale di cui abbiamo appena parlato.

Questo cambia anche, per me, qualcosa nella domanda «Ma le costellazioni si sono spostate». Perché storicamente la domanda davvero difficile non è:

«È stata ignorata la precessione?»

Bensì:

«Da dove deriva, in realtà, il significato di un segno?»

Dalla costellazione originaria?
Dal suo posto all’interno del cerchio in dodici parti?
Dalla stagione?
Da millenni di costruzione astrologica del significato?
Oppure da una combinazione di questi elementi?

Non esiste più una risposta astronomica. È una domanda interna al modello astrologico.

E dopo la nostra conversazione capisco anche meglio perché la variante basata sulle costellazioni astronomiche in questo momento ti respinga più che attrarti. Non correggerebbe semplicemente alcune posizioni. Sostituirebbe l’intera grammatica con cui pensi astrologicamente da decenni.

È notevole che la suddivisione in 30° non sia affatto una qualche approssimazione storica trascurata che l’astronomia moderna potrebbe oggi rendere più precisa. La sua uniformità era fin dall’inizio lo scopo stesso dell’invenzione. Fu proprio il passaggio dal cielo stellato irregolare a un modello calcolabile.

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